Pubblicato da: martinauras | 23 febbraio 2012

“Arieccoci”

Mi scuso con tutti gli amici nuovi e “datati” :-) per l’assenza prolungata di questi mesi, ma ho avuto dei problemi di natura “tecnologica” e non sono riuscita a risolverli prima d’ora….

A partire da questo week-end, finalmente, riprenderò a postare regolarmente!!! :-)

Foto:

www.ariannapapini.com

Pubblicato da: martinauras | 2 dicembre 2011

Intimi racconti di viaggio: il fotografo Adriano Locci

Ed ecco l’ultima intervista del progetto Intimi Racconti di Viaggio :-D ….

Adriano grazie mille per aver partecipato, siamo curiosissimi di sapere chi sei, dai raccontaci come hai iniziato e se la fotografia è un hobby o fai il fotografo di professione.

Naturalmente è nato come un hobby, ma oramai fotografo da oltre 40 anni e sono 35 che lo faccio anche come professione: “per vivere” faccio il commercialista, “PER VIVERE” faccio il fotografo. Sono, come si dice oggi, un freelance, uno che gira per il mondo per scattare immagini che poi propone ad agenzie, riviste e altro. Realizzo mostre e proiezioni, anche in collaborazione con compagni d’avventura, ma soprattutto “insegno”: tengo corsi di fotografia presso Circoli Fotografici, Scuole, Amministrazioni Pubbliche da quelli base agli avanzati o a quelli tematici; da oltre dieci anni, anche corsi base a avanzati di Photoshop; probabilmente è una “deformazione professionale” visto che nella vita ho fatto per vent’anni anche l’insegnante. Non disdegno foto di matrimonio o cerimonia, ma, visto che non è il “mestiere” che mi serve per vivere, decido io di volta in volta se accettare l’incarico o meno.

Quale messaggio desideri esprimere con le tue fotografie?

Ah, il messaggio! È la parte più difficile di tutta l’arte fotografica, ma anche la più necessaria: una fotografia che non dice niente a nessuno poteva benissimo non essere presentata, esposta, o proiettata o addirittura poteva benissimo non essere nemmeno scattata! Mi piacerebbe che le mie foto esprimessero lo stato d’animo di quel momento, la situazione particolare che stavo vivendo, l’emozione del posto che stavo visitando, la bellezza della montagna che stavo scalando… se chi guarda le immagini riesce a “vedere” con i miei occhi, ad immedesimarsi nell’Adriano che aveva l’occhio nel mirino della macchina fotografica proprio in quel preciso istante, ecco, allora ce l’ho fatta ad esprimermi correttamente, a farmi capire, a comunicare il messaggio che avevo dentro di me…

Quali sono i soggetti che ti attraggono maggiormente in ambito fotografico?

La gente, le diverse etnie del mondo con i loro usi e costumi, la montagna… Quindi soprattutto reportage. Per me, il reportage è l’essenza stessa della fotografia e la fotografia è l’unica forma d’arte “statica” che riesca ad esprimere un accadimento, un fatto. Sono “fotografia” anche le immagini di paesaggio, di ritratto, di still-life, ecc. ma spesso rischiano di scimmiottare la pittura o le altre forme d’arte classiche. Il reportage ha un’anima propria, si può fare solo con la fotografia e, se ben fatto, riesce a trasmettere emozioni e stati d’animo unici. Per questo anche nei “lavori” più normali, come può essere ad esempio un matrimonio, cerco sempre di cogliere delle immagini al volo, dei momenti unici, particolari, irripetibili, che solo con un’adeguata esperienza nel reportage riesci ad individuare o addirittura ad anticipare. Ecco, “l’anticipare” è uno dei punti di forza che riesce a darti l’esperienza nel reportage: riuscire ad intuire un attimo prima il gesto più significativo, il sorriso più spontaneo.

Raccontaci del viaggio in Nepal :-D , le difficoltà, quanto ci siete stati e chi ha curato organizzazione?

Il viaggio in Nepal di due anni fa è stata la quarta spedizione extraeuropea che ho organizzato insieme ad altri amici (precedentemente eravamo stati sull’Aconcagua la più alta cime del continente americano nelle Ande argentine, sul Kilimanjaro e sull’Ishinca, un ghiacciaio nelle Ande peruviane). Non siamo alpinisti veri e propri (parlo al plurale proprio perché è stata un’esperienza condivisa), ma fotografi appassionati di montagna: quindi raggiungere la cime non è la nostra meta (anche se ci siamo sempre riusciti!), preferiamo il percorso, l’incontro con le persone, il contatto con la natura e… fotografare! Non ci pesa portarci dietro, al collo e nello zaino, una reflex da 1 kg. e mezzo con tre obiettivi! Per noi è importante la qualità dell’immagine e l’impatto emotivo che riuscirà a generare nell’osservatore. Il tragitto per raggiungere la cima del Tharpu Chuli (una cima di 5663 m. della catena dell’Himalaya nel gruppo dell’Annapurna) prevedeva 5 giorni di trekking di avvicinamento al campo base; da lì, poi, in due giorni abbiamo raggiunto la cima: il primo campo a 4350 m e il secondo a 5000. L’esperienza di questi due giorni, fantastici, faticosissimi, stupendi, è in parte raccontata nelle dieci immagini che ho proposto in questo portfolio: l’ultimo strappo, dal secondo campo alla vetta, ci ha visti partire alle 3 di notte per arrivarci alle 11, tenendo presente che eravamo i primi della stagione a calpestare la neve fresca (arrivava a metà coscia) e ad attraversare il ghiacciaio al buio in cordata… Le sensazioni non si possono esprimere, ma solo vivere: forse un po’ di emozione riuscireste a percepirla nella nostra voce quando raccontiamo la nostra esperienza.

Per quanto riguarda l’organizzazione: abbiamo fatto tutto da soli, contattando un’agenzia nepalese attraverso il web che ci ha fornito l’assistenza per il trekking con Bashu Thapalya e la guida alpina Sonam Sherpa. Viaggiamo a basso budget, quindi cerchiamo di contenere al massimo i costi sia dei voli che degli alberghi, ecc.

Che macchina hai usato?

Uso da sempre attrezzatura Nikon, nel caso particolare: una D700 con il 20 mm 2,8 AI, nello zaino c’erano l’85 1,4 e il 35 1,4 sempre AI

I lettori interessati a proporti delle collaborazioni dove possono trovarti?

Potranno contattarmi via mail: info@adrianolocci.it, visitando il mio sito: www.adrianolocci.it. Propongo normalmente corsi nella mia Regione (Friuli), ma capita spesso di “lavorare” anche in altre parti d’Italia. Sul sito c’è la serie delle proiezioni che proponiamo e i corsi che mi vengono richiesti più spesso.

Adriano, ti ringrazio infinitamente per averci regalato questo viaggio!!! Spero di rivederti presto sul blog.

Pubblicato da: martinauras | 20 novembre 2011

“Il primo rock ‘n’ roll TOUR a bordo del TAO Love Bus”

Mai sognato di fare un viaggio sui pulmini Volkswagen come il T1 e T2? Si dai, impossibile che non ve li ricordiate, quelli della “beat generation“, le icone dello stile di vita hippie, che suggeriscono quell’idea di viaggio inteso come condivisione di un’esperienza…. :-D

Allora, immaginandomi un viaggio su questo pulmino, evocato dallo spirito del rock che puzza di birra, di asfalto e benzina, dai chilometri passati ad attraversare decine di paesi sconosciuti con un autoradio che gracchia accordi senza tempo, poco importa se sulla Route 66 o la nostrana A1, sono finita sul sito dei TAO Love Bus.

Tao, è un cantautore milanese che si rifà ai canoni più tradizionali della “musica del diavolo”, ma i  suoi testi sono interamente in italiano. Ha sognato di rivivere l’epoca d’oro dei Flower Power, degli hippie che a bordo dei loro coloratissimi pulmini diffondevano nel mondo il verbo del rock partendo da San Francisco, ha comprato un vecchio Volkswagen immatricolato nel 1974 e l’ha reso parte integrante della sua vita artistica, ribaltando il concetto di concerto.

Di solito è il pubblico a recarsi in un certo luogo e affolarsi davanti al palco mentre nel caso dei Tao, è il gruppo che si reca dalle persone. Questo nuovo modo di fare musica dal vivo, cambia completamente le carte in tavola e introduce in Italia l’idea di concerto itinerante.

Nel suo primo album Forlìverpool, uscito nel 2005, Tao esplora il concetto dell’andare, un tema ricorrente nelle sue canzoni. Nel dicembre dello stesso anno si piazza al centro della metropolitana meneghina e improvvisa come i Beatles (sul tetto degli studi di Londra, nella loro ultima apparizione pubblica prima dello scioglimento) un concerto itinerante che gli fa accendere una lampadina e gli da l’imput per l’organizzazione dei suoi successivi viaggi.

Se siete curiosi di vedere i concerti itineranti di Tao cliccate qui , e buon divertimento!!!

Foto:www.indieblog.girlpower.it, www.waitmag.com

Pubblicato da: martinauras | 3 novembre 2011

Intimi racconti di viaggio: “Nepal, oltre le nuvole”

Guest Post di Adriano Locci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da: martinauras | 2 novembre 2011

Intimi racconti di viaggio: il fotografo Alessandro Sepiacci

Continua l’appuntamento mensile con le interviste ai fotografi che hanno partecipato al progetto Intimi Racconti di Viaggio. Nel mese di Ottobre ho avuto il piacere di pubblicare le foto di Alessandro Sepiacci, se volete scoprire chi è, continuate a leggere….

Come mai hai scelto di raccontarci il tuo viaggio a Parigi?

 Parigi è una città dove vado abbastanza spesso perchè ho degli amici di famiglia che ci vivono. La cosa curiosa è che ci vado praticamente sempre di autunno o inverno, per mia scelta, perchè secondo me è il periodo ideale. Quando sono là non posso fare a meno di percorrerla in lungo e in largo, soprattutto a piedi, fotocamera alla mano, pronto a riprendere angoli o istanti particolari.

Qual’è il ricordo più vivido del viaggio in una Parigi d’inverno?

 L’atmosfera intima ed accogliente del Marais, con Place des Vosges e le sue bellissime gallerie d’arte. Ma è solo uno fra i tanti.

 Le foto sono molto belle, sei un fotografo professionista?

 No, solo un hobbista anche se mi capita di fare dei lavoretti che mi danno molta soddisfazione. Mi piacerebbe che la fotografia diventasse una specie di secondo lavoro.

Che genere prediligi e se qualcuno fosse interessato a mettersi in contatto con te per commissionarti un lavoro come può fare?

Come lavoro su commissione prediligo il ritratto, ho anche un piccolo studio mobile, ma faccio anche cerimonie e altro. I miei contatti sono sul mio sito www.sepiacciphoto.com

 Ci racconti come hai iniziato?

Al liceo, con un mio compagno di classe, iniziai a frequentare un circolo fotografico e a scattare. Usavamo fotocamere dei nostri padri, io una Pentax MX che ancora possiedo e lui una Exacta. Lui rispolverò anche la sua camera oscura e iniziammo a sviluppare e stampare per conto nostro, sperimentando sempre nuovi materiali, pieni di entusiasmo nel vedere letteralmente le immagini uscire dalle nostre mani. Un’attività scomoda e costosa ma di grande soddisfazione, sensazioni che si sono un po’ perse nel passaggio al digitale, che comunque ho abbracciato in pieno e che apprezzo.

C’è qualche fotografo in particolare a cui t’ispiri e che ha influenzato il tuo modo di fare fotografia?

Le foto che ho presentato appartengono a uno stile che è a metà fra il reportage e la ricerca estetica: in questo grandi maestri sono stati Cartier-Bresson e Doisneau, in Italia Berengo Gardin e Scianna per dirne solo alcuni.

In generale direi che mi piace che la fotografia esprima la propria peculiarità rispetto ad altre arti visive che consiste fondamentalmente nel fatto di fornire su un supporto, analogico o digitale non importa, l’impronta della realtà. Questo fatto rappresenta una rivoluzione ancora da comprendere in pieno che l’ha anche resa difficile da accettare come arte. La scappatoia della post-produzione che cerca non di esaltare al massimo questa peculiarità ma di aggiungere affannosamente quel valore che non si riesce a vedere in quell’impronta, rischia di rappresentare più un regresso che un progresso, in fondo un ritorno alla pittura.

 Alessandro ti ringrazio per la disponibilità e mi auguro di poter ospitare ancora i tuoi lavori in un altro progetto. A presto

Foto: www.palermowebnews.it

Pubblicato da: martinauras | 10 ottobre 2011

Bologna: “Una Mostra diVersa nel Verso di…”

Sarebbe banale scrivere un classico post per una mostra inUtile….

Diciamo che inizia tutto per caso, qualche mese fa, in una calda sera d’estate.

Su una terrazza durante un aperitivo, poco lontano dal centro storico, con alcune amiche in un inUtile attimo di gioco, ci ritroviamo a scrivere i nostri pensieri sulla tovaglia di un tavolino. In sottofondo Ain’t no Mountain High Enough e per aria gli effimeri voli di alcuni aeroplanini di carta fatti poco prima, che contengono messaggi segreti, desideri o speranza che arriveranno chissà a quale tavolo vicino…Ecco come ho conosciuto gli inUtili, un movimento d’arte e di pensiero bolognese, che sintetizza le avanguardie artistiche del ’900 e le rielabora in chiave del tutto personale.

Finalmente sabato sono riuscita a vedere le loro opere, nella mostra diVRSO/VERDOdi che potrete visitare gratuitamente fino al 22 ottobre a Villa Mazzacorati, Sala Diana Franceschi Via Toscana, 19 a Bologna.

Questo è un post che va Verso di…dunque ho scelto di raccontare l’esperienza attraverso le parole di alcuni degli artisti, che hanno esposto, in modo da offrire degli spunti di riflessione su temi molto attuali, e naturalmente stuzzicare la vostra curiosità per andare a vedere la mostra.

 

“E’ possibile che i gamberi possano andare solo avanti o sono destinati a procedere sempre al contrario? E’ possibile che siano in un certo senso, omologati, standardizzati, che quando guardano davanti, si muovono allontanandosi dal raggiungere quello che vedono? Sono proprio così o siamo noi a vederli in questo modo? In tutta risposta, ecco che qualcuno esprime con coraggio la sua …direzione!”  Marco Rendina

“Tre storie che parlano di amore, pericolo e dignità, dell’inutile desiderio di far convivere gli opposti. I poli inversi si scrutano, si attraggono, si feriscono e si dissolvono, ma non possono non coesistere.” Cappellosenzatesta

“Ora la donna contemporanea che vuole essere eternamente giovane per essere DIVERSA dalle coetanee finisce sempre più, suo malgrado per assomigliare ad una bambola gonfiabile. In passato l’incenso profumava i corpi languidi delle donne complici, ora il medicinale sostiene la solitudine, l’oro si trasforma in plastica, la seta in sintetico e la poesia in…” Daniela Benedini

Orari della mostra: venerdì 15.00 – 20.00, sabato, domenica e festivi, 10.00 – 13.00 e 15.00 – 20.00 Ingresso libero. Per info e dettagli scrivere a: inutilman@libero.it

Pubblicato da: martinauras | 8 ottobre 2011

“Orchi, fate e folletti”

Sembra di essere in una favola, invece siamo al castello di Gropparello, dove i bambini indossano cappa, spada e accompagnati dal Cavaliere Bianco, rivivono l’entusiasmo delle scorribande medioevali. Combattono contro gli orchi, sono vegliati dalle fate, folletti ed elfi che abitano nel bosco. Ma dove si trova questo mondo incantato? Naturalmente al Parco delle Fiabe che rimarrà aperto fino al 13 di Novembre, tutte le dominiche e festivi dalle 10 alle 17.30 (fino alle 15 con l’orario solare). Durante gli altri giorni è possibile accedervi solo su prenotazione, concordando la data con la segreteria. Durante la permanenza nel parco incantato, i più grandi potranno deliziare il palato nella taverna all’interno del maniero, accolti dal personale in costume.Per info e prenotazioni: tel. 0523 855814. Per scoprire come arrivare al castello cliccate qui.

Foto: www.icpertiniovada.it

Pubblicato da: martinauras | 5 ottobre 2011

“La più bella del reame”

Alzi la mano chi non ha mai giocato al “Zogo de l’Oca“…..la nuova avvincente sfida si terrà dal 12 al 13 Novembre e coinvolgerà le cinque frazioni di Mirano. Protagoniste incontrastate saranno le oche, che si contenderanno in passerella, il titolo di miss e ispireranno i succulenti banchi allestiti lungo il centro storico: prosciutto, salsicce, salame, speck, foie gras. Burattini, saltimbanchi, musici e giocolieri saranno la variopinta cornice dell’Ocaria, tradizionale fiera che precede, la domenica mattina, il gioco dell’oca in piazza.

Come arrivare:

Mirano si trova in provincia di Venezia, coloro che arrivano in auto devono prendere l’autostrada A4 direzione Venezia ed uscire a Dolo-Mirano. Chi preferisce il treno, deve fermarsi alla stazione ferroviaria di Mestre e poi con l’autobus arrivare fino a Mirano.

 Foto: www.giocodelloca.it

Pubblicato da: martinauras | 3 ottobre 2011

Bologna: “Il mondo in un taccuino”

E’ un invito al viaggio sensoriale quello che propone Stefano Faravelli con il suo workshop en plein air di acquerello. Si parte sabato 15 e si ritorna domenica 16 Ottobre, sarà un week-end all’insegna del colore, delle tinte tenui e leggere, dai contorni solo accennati e dalle sfumature percepite.

Alcuni viaggi sono in solitaria, altri sono preferibilmente di gruppo, non sempre però i viaggiatori del gruppo si conoscono come succederà forse in questo caso, perchè per l’esploratore di Faravelli l’importante è “riconoscersi“. Per poter partire non è necessario avere molta esperienza, basta la voglia di condividere, scambiare e confrontarsi con i compagni d’avventura.

Cosa mettere in valigia? Bhè questa volta siamo fortunati, si parte leggeri, basta una scatola di acquerelli di buona marca da 12 colori, pennelli di martora n° 1,3,6, un tubetto di tempera bianca, matite,colla, gomme e naturalmente la carta, non necessariamente da acquerello.

Il luogo di partenza qual’è? Si parte dalla RAM in Via San Valentino 1/F a Bologna, le prenotazioni devono pervenire entro il 10 Ottobre perchè ci sono solo 16 posti disponibili.

Ma quanto costa il weekend? Il costo è 120€ per soci e studenti e 160€ per chi non ha la tessera associativa,per maggiori informazioni e iscrizioni scrivere una mail a  rossellapiccini@associazioneillustratori.it

Foto: www.erikanapoletano.blogspot.com

Pubblicato da: martinauras | 3 ottobre 2011

Intimi racconti di viaggio: “Parigi, Inverno”

Guest Post di Alessandro Sepiacci

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